La Convenzione di Vienna per la protezione della fascia di ozono (1985)

Un altro dei rischi ambientali globali più preoccupanti per il futuro del Pianeta è quello dell’assottigliamento della fascia d’ozono stratosferico. Il fenomeno è causato dall’emissione di origine umana di alcuni gas, quali i clorofluorocarburi, CFC (utilizzati fino a diverso tempo fa in tutte le bombolette spray e gli impianti refrigeranti) che riducono la protezione naturale fatta di uno strato di molecole d’ozono che difende la terra dalla pericolosa esposizione alle radiazioni ultraviolette del sole.

A partire dalla fine degli anni ’70 il problema comincia ad essere discusso a livello internazionale e, grazie anche alle pressioni dell’UNEP (United Nations Environment Programme), nel 1985 la Comunità Internazionale risponde con un sistema normativo di riferimento: La Convenzione di Vienna per la  protezione della fascia dell’ozono. L’obiettivo principale del trattato è di proteggere la salute umana e l’ambiente dagli effetti danno risultanti, o capaci di risultare, dalle attività umane che possono modificare lo strato dell’ozono; gli Stati contraenti si impegnano quindi a raggiungere tale scopo tramite l’adozione di misure volte a limitare, prevenire e ridurre quelle attività capaci di minare lo strato dell’ozono e quindi allargare il buco.

Come per tutte le Convenzioni, anche in questo caso la Conferenze delle Parti, che si riunisce periodicamente per verificare il rispetto degli obblighi assunti dai  suoi membri, può adottare degli emendamenti e protocolli aggiuntivi.  Infatti, nel 1987 alcuni impegni vengono meglio delineati con il Protocollo di Montreal del 1987 il quale contiene: norme più precise in merito alla riduzione progressiva e all’eliminazione della produzione e del consumo dei gas nocivi, misure restrittive per il commercio dei prodotti contenenti le sostanze controllate e per i prodotti realizzati tramite l’uso di tali sostanze, seppur non le contengano direttamente.

Il meccanismo di controllo della Convenzione e del Protocollo per la protezione della fascia d’ozono si è rivelato molto efficace, le sue costanti e frequenti verifiche hanno contribuito ad innalzare il livello di rispetto degli obblighi imposti e quindi alla notevole riduzione del fenomeno dell’assottigliamento dello strato d’ozono. Secondo gli studi e le proiezioni scientifiche l’atmosfera sta gradualmente riassorbendo i CFC ed entro il 2060 circa il buco dovrebbe richiudersi. I divieti posti sull’utilizzo di determinati gas nocivi ma sopratutto il loro rispetto stanno dando esiti positivi.

 

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